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Grazia Deledda

Grazia Maria Cosima Damiana Deledda nacque a Nuoro il 27 settembre 1871. Quinta di sette figli, proveniva da una famiglia agiata. Il padre era un commerciante, ma anche un poeta estemporaneo. La madre, una donna severa, si occupava della casa e dei figli.
Nella Nuoro di fine Ottocento solo i ragazzi potevano accedere allŽistruzione superiore. Così, dopo la quarta elementare, Grazia studiò privatamente e lesse ciò che trovò nella biblioteca dello zio paterno. Si impegnò molto per apprendere lŽitaliano che per lei, sarda, era la seconda lingua. Quando a tredici espresse il suo desiderio di scrivere, si trovò contro non solo la famiglia, ma anche il paese di Nuoro, che la considerava certamente stravagante. Ma non si perse dŽanimo e iniziò a pubblicare con uno pseudonimo.
Con coraggio si propose a diverse riviste, sarde e di tutta Italia. In questo primo periodo della sua carriera di scrittrice si dedicò con passione agli studi sul folclore sardo, lasciandoci importanti documenti.
Il suo primo racconto, Sangue sardo, venne pubblicato nel 1888 nella rivista romana "Ultima moda", e di questo anno è il primo romanzo, Memorie di Fernanda.
Grazia Deledda soffrì sempre del suo isolamento e cercò di rimediare con una fittissima corrispondenza, in cui nacquero anche i suoi primi amori.  
Nel 1890 pubblicò la sua prima raccolta di novelle, NellŽazzurro, e il romanzo Stella dŽOriente. Il 1892, in cui uscì Fior di Sardegna, fu un anno difficile: morì il padre e i due fratelli maggiori presero una cattiva strada.
A partire dal 1895 iniziò a raccogliere i frutti del suo lavoro. Il romanzo La via del male fu accolto con successo dalla critica e i suoi romanzi iniziarono a essere tradotti allŽestero.
Nel 1900 sposò a Nuoro il ragioniere Palmiro Madesani, che aveva conosciuto poco tempo prima a Cagliari, e con lui si trasferì a Roma, da cui non si spostò più se non per brevi viaggi. Fu per Grazia la realizzazione di un sogno. Qui poté frequentare scrittori, editori, artisti. Ma non si diede mai alla vita mondana. Condusse una via appartata, di lavoro duro e costante, e si dedicò ai suoi figli Sardus e Franz.
A partire da questo periodo pubblicò quasi un libro allŽanno. Giusto per ricordarne alcuni (i romanzi furono più di trenta e le novelle circa quattrocento): Elias Portolu (1900), Cenere (1903) LŽedera (1908), Canne al vento (1913), LŽincendio nellŽoliveto (1918), La danza della collana (1924).
Il sogno di Grazia Deledda di diventare scrittrice venne coronato a Stoccolma nel 1927 quando vinse il Nobel per la letteratura, il più prestigioso premio letterario, per lŽanno 1926. Tra le motivazioni quella di aver saputo ritrarre «con chiarezza plastica la vita qual è nella sua isola natale» e di aver trattato «con profondità e con calore problemi di generale interesse umano».
Nei dieci anni successivi ci regalò opere come: Annalena Bilsini (1927), Il vecchio e i fanciulli (1928), Il paese del vento (1931), LŽargine (1934), La chiesa della solitudine (1936).
Morì a Roma il 15 agosto del 1936 e adesso riposa a Nuoro nella Chiesa della Solitudine.

I TITOLI DI QUESTO AUTORE EDITI DA CONDAGHES: 4 (1 - 4)

Leggende e fiabe della Sardegna

Grazia Deledda
«Ho vissuto coi venti, coi boschi, con le montagne, ho guardato per mesi ed anni il lento svolgersi delle nuvole sul cielo sardo, ho mille e mille volte appoggiato la testa ai tronchi...(continua)

Cicytella, Ardo e il Natale di Felle

Grazia Deledda
Cicytella ha unŽidentità sconosciuta e cresce libera fra i boschi, Ardo disobbedisce e deve fuggire da streghe e banditi, Felle è in attesa di un misterioso dono che giungerà la notte...(continua)

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